Percorso:
Vademecum Ebola PDF Stampa E-mail

Di virus Ebola si è parlato per la prima volta nel 1976, dopo un'epidemia di febbre emorragica scoppiata inizialmente nel Sudan e poi nello Zaire.
Un’estesa epidemia di malattia da virus Ebola (MVE) è in corso dal dicembre 2013 in alcuni Paesi dell’Africa Occidentale, principalmente Guinea, Liberia e Sierra Leone.
Alcuni casi, per lo più di importazione, sono stati registrati anche in Europa e negli Stati Uniti ed un medico italiano è stato ricoverato nel novembre 2014 di ritorno dalla Sierra Leone.
Aggiornamenti sulla situazione epidemiologica sono disponibili su:
 www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=813&area=Malattie%20infettive&men u=vuoto;
una mappa geografica, aggiornata con la distribuzione dei casi, e? consultabile all’indirizzo
www.who.int/csr/disease/ebola/maps/en/.
La malattia è caratterizzata da improvvisa febbre elevata, astenia, dolori articolari e muscolari, inappetenza e mal di stomaco, mal di testa, mal di gola.
A questi primi sintomi possono seguire vomito, diarrea, esantema cutaneo diffuso, iniezione congiuntivale, singhiozzo, tosse, dolore al petto, difficoltà respiratorie o di deglutizione.
Al 6°-7° giorno possono comparire fenomeni emorragici cutanei e viscerali, soprattutto a livello gastrointestinale e polmonare.
Il periodo di incubazione è mediamente di 8-10 giorni con un range di 2-21 giorni. Al momento non è possibile identificare l’infezione prima dell’inizio dei sintomi, durante l’incubazione, neanche con test molecolari.
Il virus si trasmette:
• per contatto diretto (via cutanea o mucosale) con sangue o altri liquidi/materiali biologici, quali saliva, feci, vomito, sperma, incluse le secrezioni salivari;
• per contatto indiretto (via cutanea o mucosale), con oggetti contaminati con sangue o altri liquidi biologici (ad esempio aghi).
Non vi sono evidenze di trasmissione del virus per via aerea.
L’infezione può essere confermata solo attraverso test virologici.
La letalità è compresa tra il 50 e il 90%, nell’epidemia in corso è di poco superiore al 50%.
Data la somiglianza di alcuni sintomi con quelli dell’influenza, si considera un caso sospetto il paziente che presenta:
a)    febbre superiore ai 38,6 gradi o storia di febbre nelle ultime 24 ore,
b)    almeno uno dei seguenti sintomi:
•    mal di testa intenso
•    vomito, diarrea, dolore addominale
•    manifestazioni emorragiche di vario tipo non spiegabili
•    insufficienza multiorgano
c) nei 21 giorni precedenti ha soggiornato in un’area affetta da MVE o ha avuto contatto con un caso probabile o confermato di MVE.
Può naturalmente essere considerata caso sospetto anche una persona deceduta improvvisamente ed inspiegabilmente.
Si considera invece un caso probabile la persona che presenti febbre e almeno uno di quei sintomi ma che abbia anche avuto contatti ad alto rischio con un caso probabile o confermato, ovvero che abbia avuto un contatto faccia a faccia a meno di 1 metro di distanza senza indossare appropriati dispositivi di protezione individuale con un caso probabile o confermato che presenti tosse, vomito, emorragia o diarrea, od anche con qualunque materiale contaminato da fluidi corporei, oppure si sia esposto a questi liquidi o abbia partecipato a riti funerari con esposizione diretta alla salma nelle aree geografiche affette. O, infine, che abbia avuto rapporti sessuali non protetti con persone precedentemente ammalate, fino a 3 mesi dopo la guarigione o abbia avuto contatti con animali o carni di animali selvatici nelle zone affette.
È infine un caso confermato solo quello risultato positivo ad almeno una delle indagini di laboratorio specifiche per questo virus.
Sono considerati contatti a basso rischio di esposizione quelli con un paziente febbrile, autonomo, in grado di deambulare, con cui, per esempio, si è condiviso una sala di attesa o un mezzo pubblico di trasporto.
La comparsa della febbre e di almeno uno degli altri sintomi associata alla permanenza nei 21 giorni precedenti in una delle aree affette da MVE o dal contatto ad alto rischio con un caso probabile o confermato, consiglia di rivolgersi a un medico segnalando fin dal primo momento la possibilità di un contagio.
È perciò prudente evitare di frequentare luoghi affollati, indossare una mascherina chirurgica, affidarsi scrupolosamente alle indicazioni dei sanitari.
Non ci si deve stupire perciò se l’operatore effettua il colloquio mantenendosi ad almeno 1 metro di distanza, evitando di toccare il paziente, facendogli indossare la mascherina, eseguendo scrupolosamente l’igiene delle mani al termine, preferibilmente in un ambiente separato da altri.
Se da caso sospetto il paziente dovesse, a giudizio dei medici, essere considerato un caso probabile, i sanitari che lo assistono devono adottare scrupolosi provvedimenti per la salvaguardia della sua e dell’altrui salute.
Verrà invitato a sostare in una stanza singola isolata; saranno limitati al minimo gli operatori addetti ad assisterlo che indosseranno sempre adeguate tute, guanti, maschere ed impiegheranno dispositivi monouso smaltibili come rifiuti a rischio infettivo; verrà quindi trasferito a un reparto di malattie infettive dove svolgere i primi accertamenti di laboratorio. Qualora dovesse essere appurato che si tratta di Ebola verrebbe trasferito al centro Spallanzani di Roma.
Già nel caso del paziente sospetto, trattenendolo in isolamento nel luogo dove si trova, il medico deve informarlo sulle misure precauzionali che verranno messe in atto. Attiva quindi il 118 per il suo trasferimento in sicurezza verso il reparto di malattie infettive di riferimento nel frattempo allertato; contatta infine il Dipartimento di prevenzione per segnalare il caso e favorire l’identificazione e la presa in carico di eventuali contatti.
Vengono considerati contatti le persone asintomatiche che negli ultimi 21 giorni sono state esposte nel periodo successivo alla comparsa dei sintomi a un caso probabile o confermato o ai suoi liquidi biologici/tessuti. I contatti si identificano con 3 livelli di rischio:
a) basso o “casuale”: hanno condiviso con il caso spazi confinati (lo stesso mezzo di trasporto, lo stesso albergo, ecc), senza contatto diretto con sangue o materiali biologici. È compreso il personale sanitario che ha gestito un caso o manipolato campioni biologici adeguatamente protetto.
b) intermedio o “stretto”: i conviventi; coloro che hanno assistito un caso probabile o confermato, o lo hanno toccato senza venire a contatto visibile con fluidi corporei, o ne hanno toccato gli abiti, o hanno manipolato campioni biologici, senza le dovute protezioni.
c) elevato o “ad alto rischio”: coloro che hanno avuto esposizione diretta di cute (anche integra) o mucose a materiali biologici del paziente, ad esempio a sangue, vomito, secrezioni respiratorie, feci, urine; contatto viso a viso, rapporto sessuale, punture o altre ferite penetranti con materiale potenzialmente contaminato, manipolazione o ricomposizione della salma senza adeguata protezione.
Nei confronti dei contatti il Dipartimento di prevenzione adotta misure tese a identificare precocemente l’eventuale insorgenza di sintomi compatibili con MVE e ad informarli sui comportamenti da tenere per evitare l’eventuale esposizione a contagio di altre persone. Le informazioni riguardano le condizioni di rischio, i sintomi di esordio della malattia, le modalità di trasmissione, e l’invito ad evitare farmaci che possano mascherare l’insorgenza di febbre.
Per i contatti a rischio intermedio è prevista la quarantena, possibilmente domiciliare, l’auto-misurazione della temperatura ogni 12 ore e la sorveglianza sanitaria attiva telefonica da parte degli operatori del Dipartimento di Prevenzione.
Per quelli a rischio elevato la quarantena in regime di ricovero ospedaliero, nella struttura infettivologica di riferimento, la sorveglianza sanitaria con misurazione della temperatura ogni 12 ore, l’isolamento in caso di insorgenza di febbre o qualsiasi altro sintomo.
La quarantena e la sorveglianza sanitaria adottate per i contatti a rischio intermedio o elevato vengono interrotte dopo 21 giorni dall’ultima esposizione a rischio, o anticipatamente se si tratta di un contatto di caso sospetto che venga declassato a “non caso”, a seguito di esclusione dell’infezione da Ebola mediante test di laboratorio.
In tutti i pazienti, anche in quelli con sospetta infezione da virus Ebola, devono essere adottate le “precauzioni standard” (igiene delle mani e utilizzo di dispositivi di protezione quando si eseguono manovre che possono comportare il contatto con liquidi biologici, gestione in sicurezza di aghi e taglienti, eseguire la corretta decontaminazione ambientale e la decontaminazione delle attrezzature tra un paziente e l’altro).
In aggiunta a queste, nell’assistenza a pazienti con sospetto di Ebola, durante il trasporto e in ospedale, bisogna adottare le “precauzioni da contatto”, che prevedono l’isolamento in stanza singola e l’utilizzo di guanti e camice ogni volta che si entra nella stanza e le precauzioni che prevedono la protezione della cute e delle mucose del volto: naso, bocca e congiuntiva (mascherina chirurgica idrorepellente e visiera o occhiali).
L’igiene delle mani è la principale misura di prevenzione.